I partiti devono immediatamente autoriformarsi. Continuano a prevalere sentimenti diffusi di antipolitica, per i tanti casi giudiziari che esplodono all’interno dei partiti, vivi e morti. Sui costi della politica e sui temi della democrazia interna ai partiti ci battiamo da tempo. Per anni siamo stati inascoltati. Ci auguriamo che il clamore suscitato dagli scandali della Margherita porti alla luce le nostre ragioni. Prima di tutto, la necessità di predisporre una legge sulla democrazia interna ai partiti, che fondandosi sul principio dell’art 49 della Costituzione, assegni il finanziamento pubblico alle sole forze politiche che siano in regola con questo principio. Non è giusto che si dia denaro pubblico ai partiti che non esistono più. Ed è inammissibile che il denaro non assegnato alle forze politiche rimaste al di sotto dello sbarramento venga ridistribuito a quelle che lo hanno superato. È ingiusto, ed è uno spreco. Quei soldi potrebbero rientrare nelle casse dello Stato ed essere utilizzati per misure a sostegno dell’occupazione giovanile. Due anni fa abbiamo raccolto le firme in tutta Italia per riformare la normativa sui rimborsi elettorali, in modo da precluderne il diritto ai partiti che non rispettino l’articolo 49 della Costituzione: chi non rispetta i principi democratici per l’elezione di vertici e organismi direttivi, non abbia diritto a nessun rimborso. L’Italia non può più permettersi di sostenere gli sprechi e i privilegi della politica. È un tema che deve entrare di prepotenza nell’agenda dei partiti e di quelli riformisti in testa. E quando la politica chiede sacrifici ai cittadini deve fare il primo passo. Ricordo due episodi: nel ’92, un deputato eletto alla Camera dei Deputati, fu il primo parlamentare italiano a rinunciare al doppio stipendio; con i soldi raccolti, il PSI ha fatto tre anni fa un piccolo (dati i limitati mezzi a nostra disposizione) intervento a favore dei beni culturali dell’Abruzzo colpito dal terremoto. Due piccoli esempi di come la politica possa essere virtuosa. Ci sono riforme che possiamo fare subito, abbassando le indennità dei parlamentari e adeguandole alla media dei paesi europei, portando le indennità dei consiglieri regionali al livello più basso, come in Umbria e in Toscana, sopprimendo i benefits non riconducibili alla mera attività istituzionale. E proseguendo con l’istituzione di norme di valutazione di merito e competenza per le nomine negli enti pubblici e l’adozione di leggi per rendere palesi le lobby e la loro attività. Senza demagogia – quella la lasciamo ai coreuti dell’antipolitica – ma nelle consapevolezza che riforme, rigore e responsabilità sono l’unico portolano per salvare l’Italia dal naufragio.
A mio modesto parere sarebbe gia un grande passo se venisse istituita per il prossimo parlamento una sorta di quota giovani. Si parla tanto di quote rosa, ma ciò di cui realmente il Paese ha bisogno ora è creare occupazione tra i giovani, senza più fare queste antiquate distinzioni tra uomini e donne ,ma semplicemente quote giovani. L attuale parlamento è composto per quasi il 60% di over 50 e questo dato ci può gia far aprire gli occhi.
Quindi perchè non inaugurare il prossimo parlamento con magari una quota di 60% under 50 anzichè il contrario com è l attuale?
Fabio Pani.



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